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Friday, August 23rd, 2019

Dopo la Cina anche la Corea del Sud vieta le Ico

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by September 29, 2017 General
Bitcoin

Anche la Corea del Sud, dopo la Cina, ha vietato le Ico. Le Initial coin offerings (strumenti per finanziarsi con criptovalute) sono state vietate, oggi, dalla Financial services commission, l’ente di Seul a vigilanza del settore finanziario, che ha aggiunto che il trading di criptovaluta deve essere regolamentato severamente. “Raccogliere fondi attraverso le Ico sembra essere un fenomeno in crescita a livello globale, e la nostra posizione è che le Ico stiano crescendo anche in Corea del Sud”, ha reso noto la commissione finanziaria di Seul, che promette “forti multe” nei confronti delle istituzioni finanziarie e delle altre parti coinvolte nelle offerte di criptovaluta.

Le Ico si sono dimostrate un metodo di finanziamento per le start-up molto popolare. Quest’anno il crowdfunding ha sfiorato i due miliardi di dollari, ma le Ico hanno aperto anche a diversi dubbi tra gli enti di regolamentazione per la natura non regolamentata di queste operazioni e per il pericolo che possano coprire reati finanziari. Proprio questi due fattori hanno convinto le autorità finanziarie di Pechino e la stessa Banca centrale cinese, la Peoplès Bank of China, a vietarle, all’inizio di settembre.

Oltre alla Cina e alla Corea del Sud, le Ico hanno sollevato dubbi anche presso enti di regolamentazione finanziaria di altri Paesi. La statunitense Sec (Securities exchange commission) sta costituendo una “cyber unit” per esaminare le Ico sospette, mentre l’autorità monetaria di Singapore, la Mas (Monetary authority of Singapore) sta valutando se proibire le Ico o meno. Anche dall’Australia, le autorità finanziarie hanno lanciato l’allarme: la Securities and investments commission ha emesso nuove regole per le Ico, avvertendo i risparmiatori dei potenziali rischi che si celano dietro queste operazioni.

In realtà per Christine Lagarde, il direttore generale del Fondo monetario internazionale, le valute virtuali come il Bitcoin non minacciano l’esistenza di monete tradizionali ma “non è saggio” ignorarne l’evoluzione. L’ex ministro francese delle Finanze ha anche fornito alcune delle ragioni per cui le criptovalute non sostituiranno le valute tradizionali: “Sono troppo volatili, troppo rischiose e richiedono troppe energie. Molte sono troppo opache per i regolatori e alcune hanno subito attacchi hacker”, ha spiegato durante la conferenza a Londra della Bank of England intitolata “Central Banking and Fintech-A Brave New World?”.

Tuttavia, molte di queste criticità tecnologiche citate saranno superate così come è successo con pc e tablet: “Non troppo tempo fa, alcuni esperti sostenevano che i personal computer non sarebbero mai stati adottati e che i tablet sarebbero stati usati solo come vassoi costosi per il caffè”, ha aggiunto. In questo contesto il numero uno del Fmi ha invitato a pensare ai Paesi con valute instabili e con istituzioni deboli. “Invece che adottare la valuta di un’altra nazione, come il dollaro americano, alcune di queste economie potrebbero vedere un crescente uso delle valute virtuali”. Per Christine Lagarde sarebbe una sorta di “dollarizzazione 2.0”.

In pratica arriverà un giorno in cui i cittadini potrebbero detenere valute virtuali al posto di dollari, euro e sterline semplicemente “perché farlo potrebbe essere più facile e più sicuro che ottenere banconote, specialmente nelle regioni remote. E perché le valute virtuali potrebbero diventare più stabili”. Lagarde sembra essersi, quindi, schierata dalla parte del ceo di Morgan Stanley e non di quello di JP Morgan. Secondo il primo, James Gorman, il Bitcoin “è di sicuro più di una moda passeggera. Il concetto di valuta anonima è interessante”. Per il secondo, Jamie Dimon, la valuta digitale è una “frode” che farà una “brutta fine”.

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