Skip to Content

Friday, February 28th, 2020

E' MORTA A 65 ANNI L'ARCHITETTO ZAHA HADID – UN INFARTO MENTRE ERA RICOVERATA A MIAMI PER UNA BRONCHITE – IRACHENA, STAR DEL DESIGN MONDIALE, HA PROGETTATO IL MAXXI DI ROMA, GLI STADI DI TOKYO E QATAR – PRIMA DONNA A VINCERE IL PRITZKER PRIZE, 250 ARCHITETTI LAVORANO PER LEI A LONDRA.

Closed
by March 31, 2016 General

MaXXI MaXXI

Da www.cinquantamila.it , sito curato da Giorgio Dell’Arti

 

Baghdad (Iraq) 31 ottobre 1950. Architetto. Prima donna a vincere il Premio Pritzker (2004). Tra le sue opere, il Museo per le Arti del XXI secolo (Maxxi) di Roma.

• «Perché attenersi all’angolo di 90 gradi quando ce ne sono disponibili altri 359?».

• «Una donna robusta con una personalità forte […] Ha lasciato Baghdad all’età di 16 anni per studiare matematica a Beirut: “la matematica – dice – è una disciplina che ti educa a organizzare e strutturare i processi della mente”. Poi è a Londra dove si iscrive ad architettura» (Ludina Barzini, Cds 10/7/2003).

 

dame zaha hadid dame zaha hadid

• «Figlia d’un industriale sunnita che fu anche leader dell’Iraqi Progressive Democratic Party, ricorda un’infanzia dolcissima: ”Andavo a scuola in un convento di suore francesi, che parevano Mary Poppins, dove avevo compagne cristiane, musulmane, ebree”. Imparò a disegnare da sua madre, e ricorda una Bagdad bellissima, con un’intensa vita notturna: “Ho ancora in mente le lingue che sentivo parlare e i profumi, di cui l’oriente è così ricco, che mutavano a ogni angolo di strada”. Rievoca l’Iraq che aveva una classe media agiata, un’indipendenza reale, perfino una certa democrazia che con la “rivoluzione del ’58, che abbatté la monarchia di re Faisal II, avrebbe dovuto ulteriormente migliorare.

 

Invece, si sa, con l’avvento del partito Baath e poi con  Saddam Hussein, come andò a finire. Ma Zaha era già lontana: prima il liceo a Beirut, poi la Svizzera, infine l’Inghilterra, dove l’avevano preceduta i fratelli per studiare a Cambridge. E, a Londra, la laurea in architettura, cui arrivò, nelle parole del grande Rem Koolhaas che le fu insegnante, come “un pianeta nella sua propria orbita”. Naturalmente chi conosce la sua produzione non vi riscontra alcunché di arabo, né di mesopotamico. […] Il Rosenthal Center for Contemporary Art di Cincinnati è un incastro di cubi, come un enorme Lego non riuscito, a strapiombo sulla strada.

 

ZAHA HADID ZAHA HADID

E il Centro di Arti Contemporanee che costruisce a Roma, nel quartiere Flaminio, è un intreccio di nastri che salgono e scendono dal livello stradale, come un labirinto. Perfino il trampolino olimpico di Innsbruck sembra più una virgola in cielo che un impianto per sciatori. Sono molti a ritenerla un genio, e a definire la sua architettura come “modernismo barocco” […] Donna imponente, dal profilo combattivo, dai colori violenti – striature rosse nei capelli, viola le labbra, nero come i suoi occhioni l’abbigliamento, da capo a piedi – e dalla voce rauca e setosa […]

 

“Con l’architettura puoi mettere la tua orma sul futuro”. E a Singapore, dove ha firmato un gigantesco progetto di sviluppo urbano, davvero cambierà il volto della città-Stato. Trova ispirazione nell’Iraq di Londra? “No, non vado quasi mai al British Museum a vedere le grandi sculture degli assiri, perché piuttosto m’affascina la porta d’Ishtar da Babilonia al museo Pergamon di Berlino”» (Alessio Altichieri, Cds 15/4/2003).

 

• «Elegante e rigorosa nella camicia di Yamamoto blu scuro dal taglio asimmetrico come la sua architettura, occhi castani e determinati, resi ancor più decisi dall’eyeliner, Zaha Hadid è a Roma per l’apertura del suo progetto più ambizioso, il MAXXI, Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo. Il New York Times l’ha già paragonato per la sua portata innovativa all’architettura del Bernini.

 

Zaha Hadid Zaha Hadid

E, in effetti, il MAXXI è un potente simbolo del contemporaneo, che lancia piani inclinati e apre gigantesche vetrate sulla città, creando un magico cortocircuito fra architettura e paesaggio. In questo Zaha Hadid è maestra. Lei, che ha il talento di scandire gli edifici in linee fluide e campi magnetici, e di collegarli idealmente all´urbanistica e alla natura, dalle stratificazioni storiche alla morfologia geologica. In questo brillante pomeriggio d´autunno è seduta a un tavolo di fortuna installato al piano terreno fra ponti aerei, pareti curve e soffitti altissimi. Intorno tutto si muove, centinaia di persone lavorano all’inaugurazione, mentre lei che è a Roma con il suo socio Patrick Schumacher, diversi progettisti dello studio, i fotografi, l’intero staff di comunicazione, e la pierre londinese Erika Bolton, osserva immobile, come una sfinge, che tutto proceda per il verso giusto e intanto si racconta.

 

“Sono venuta per la prima volta nel 1998, qui c’erano ancora le caserme, ho visto il posto, e l’ho rivisto. Nei primi tre anni ho continuato a venire almeno una volta al mese. E anche quando ero altrove pensavo al progetto, l’avevo sempre in mente. Succede così quando cerco un’idea. Faccio disegni su disegni, a mano. Contemporaneamente anche lo studio sviluppa il pensiero con altri disegni, dipinti, modelli, fino a che, a un certo punto, il concetto si staglia nitido. Da quel momento parte un lavoro intensissimo al computer per renderlo perfetto, dall’architettura, ai dettagli più piccoli”» (Cloe Piccoli, Rep 22/11/2009).

 

zaha hadid's tokyo stadium 6 zaha hadid’s tokyo stadium 6

• «“Mi sono laureata un giorno e il giorno dopo ho iniziato a insegnare. un mestiere che mi piace perché posso sperimentare e condividere. Tu sei quello che pone i problemi da risolvere. Ed è curioso vedere come risponde una classe di venticinque persone. Hai venticinque risposte”. È lo stesso periodo in cui, dopo un breve passaggio all´Oma, Office for Metropolitan Architecture, di Rem Koolhaas e Elia Zenghelis, fonda il suo studio: è il 1979.

 

Oggi nello studio Zaha Hadid Architects, un´ex scuola del Diciannovesimo secolo a Clerkenwell, in centro a Londra, lavorano duecentocinquanta architetti di ogni nazionalità. Lei vive a dieci minuti a piedi. E, nei rari momenti in cui non lavora, nuota. “L´acqua è il mio elemento, mi rilassa”» (ibid.).

 

• «La sua è un’architettura di visioni, a iniziare dai primi progetti come la piccola stazione dei pompieri nella sede della fabbrica Vitra a Weil am Rhein in Germania, al confine con la Svizzera» (ibid).

 

zaha hadid's tokyo stadium 5 zaha hadid’s tokyo stadium 5

• «“Per la Fire Station (la stazione dei pompieri – ndr) avevo fatto veramente molti disegni, e persino dipinti. No, non mi considero una pittrice, ma a un certo punto, negli anni Ottanta e Novanta, non c´era disegno tecnico, o un altro mezzo che mi desse la stessa possibilità della pittura di realizzare le visioni che avevo in mente”.

 

 L´architetto ama l´arte. Il punto di non ritorno per la sua architettura è il Suprematismo, e in particolare Malevic, che ama moltissimo. È a lui che deve l´intuizione di liberarsi dalla forza di gravità. In senso metaforico ovviamente. “Il Suprematismo è l´inizio della sperimentazione fuori dalle linee tracciate. È la possibilità di un dipinto nero su nero, della frammentazione, della levità, di suggestioni visionarie mai immaginate prima. E che prima di me hanno influenzato l´architettura modernista da Mies van der Rohe in poi”».

 

• «Ora sta lavorando al masterplan di un’ampia zona di Singapore: il progetto copre un’estensione di 194 ettari, ma il concetto di un´architettura per vivere bene Zaha Hadid lo declina in diversi ordini di grandezza, dall´urbanistica al design. La collezione Z-Scape progettata per Sawaya & Moroni, riprende in oggetti, tavoli, sedute, la stessa forma dinamica dei suoli che si sollevano, e si trasformano in superfici frammentate della sua architettura» (ibid) •

 

al wakrah stadium al wakrah stadium

«L’eroina del Maxxi (“con il gioco delle pareti curve – dice – ho voluto creare uno spazio dove si potessero organizzare mostre senza limitazioni”) è così capace di suscitare l’ammirazione del temibile critico del New York Times, Nicolai Ouroussoff, che per lei ha addirittura scomodato il fantasma di papa Urbano VIII (“ne sarebbe rimasto estasiato” ha scritto) ma anche la rabbia di chi (da tecnico o da semplice osservatore) è riuscito a paragonare il nuovo museo a un “nodo autostradale” (Paolo Portoghesi) o a “uno specchietto per le allodole” (Mimmo Paladino)» (Stefano Bucci, Corriere della Sera 29/5/2010).

 

• «…le ascendenze principesche della madre, il padre era invece un ricco industriale sunnita…» (ibid).

 

• «Tra quelle che testimoniano concretamente il suo valore ci sono la Vitra Fire Station di Weil am Rhein, il Rosenthal Center for Contemporary Art di Cincinnati, l’Hoenheim-North Terminus & Car Park di Strasburgo, il Bergisel Ski Jump di Innsbruck» (ibid).

 

parco acquatico per le olimpiadi di londra parco acquatico per le olimpiadi di londra

• «È stata capace di diventare un vero personaggio. Come ha fatto? Chissà… Molto avrà certo giocato quella sua imponenza, anche fisica, con cui si presenta agli incontri (magari arrivando accompagnata da una vera e propria corte di assistenti adoranti, che la inseguono per portarle la sua tazza con il cappuccino).

 

Sarà stato forse per quella sua eleganza innata: quasi sempre la divina Zaha si veste di nero (ma a Venezia alla presentazione del suo museo itinerante per Chanel, mai realizzato, si presentò in uno stupefacente tailleur pantalone bianco), nascosta in una sovrapposizione (studiatissima) di veli e controveli (quasi a voler ricordare il suo mondo d’origine, una nostalgia che traspare sempre appena si parla di Bagdad).

 

zaha hadid's tokyo stadium 4 zaha hadid’s tokyo stadium 4

Certo, anche in questo, Zaha non è mai banale (sarà questo il suo vero segreto?): perché si parla di veli, certo, ma di veli firmati (Issaie Miyake oppure Prada). A proposito di stile, Hadid (capelli neri, occhi grandi e dolci, tratti decisi) ama assai i particolari vezzosi e molto femminili: le unghie lunghe e curatissime, le scarpe spesso coloratissime e dal tacco alto, meglio ancora se made in Italy» (ibid).

 

• Risata difficile, come la Garbo.

zaha hadid il progetto per ricordare il genocidio khmer in cambogia 8 zaha hadid il progetto per ricordare il genocidio khmer in cambogia 8

• «Resta il fatto che Zaha Hadid è una grande incantatrice. Dei suoi clienti, tanto che anche piccole amministrazioni l’hanno scelta, nonostante il suo cachet, per grandi progetti (Cagliari per il Museo Betile, Salerno per la Stazione marittima, Reggio Calabria per il Waterfront)».

 

• «L’unica donna a vincere il Pritzker (il Nobel dell’architettura), nonché due Stirling Prize (per il Maxxi e per una scuola londinese). Ma il suo stile avveniristico e spaziale le ha procurato più di un guaio, qualche imbarazzo e parecchie critiche. Le ultime arrivano dal Giappone, dove l’archistar 63enne ha disegnato lo stadio olimpico per Tokyo 2020. A guardarlo dall’alto sembra un casco da bicicletta particolarmente aerodinamico. Solo adesso il comitato olimpico ha realizzato che il progetto è troppo grande e troppo costoso e così verrà ridotto di un quarto.

zaha hadid il progetto per ricordare il genocidio khmer in cambogia 7 zaha hadid il progetto per ricordare il genocidio khmer in cambogia 7

 

Agli architetti giapponesi le idee della collega superstar non sono andate giù fin dall’inizio. Hanno definito il progetto insensibile, quasi un insulto al paesaggio architettonico circostante. Lo stadio è alto 70 metri, mentre intorno ci sono solo edifici bassi, e inoltre è molto vicino al santuario Meiji, attorno al quale vige un limite di 15 metri di altezza per ogni costruzione. Insomma, la signora Hadid vuole sfidare persino le divinità? I nipponici pensano di sì e un gruppo di cento architetti, guidati da Fumihiko Maki, 85 anni, vincitore del Pritzker, ha firmato una petizione per fermare la costruzione dello stadio che è da due a tre volte più spazioso di quelli di Londra e Atene e verrà a costare tre volte tanto: oltre due miliardi di euro.

 

Alla fine il comitato olimpico è stato costretto a cedere e ha annunciato la diminuzione di un quarto dell’edificio. Il budget sarà comunque più alto del 40% rispetto alle richieste del governo. Stessa cosa era successa anche a Londra, dove l’archistar britannica, di origini irachene, ha progettato l’Aquatics centre per le Olimpiadi. Secondo il piano iniziale l’edificio doveva espandersi con le sue ali attraverso tutto il parco olimpico. Ma il costo era lievitato troppo e alla fine l’edificio è stato dimezzato.

zaha hadid il progetto per ricordare il genocidio khmer in cambogia 2 zaha hadid il progetto per ricordare il genocidio khmer in cambogia 2

 

Anche per il Maxxi di Roma la Hadid si era presa la sua buona dose di critiche. Il progetto è stato più volte rallentato, il budget è lievitato e l’edificio ha tuttora costi di gestioni enormi. Il Qatar invece, che non ha problemi di denaro, si lamenta per altro. Lo stadio di Al-Wakrah per il mondiale del 2022 è stato sbeffeggiato in tutto il mondo. Basta guardarne alcune immagini dall’alto. Sembra una gigantesca vagina dischiusa.

 

Zaha-Hadid al Maxxi Zaha-Hadid al Maxxi

Le foto e i video sono diventati virali su internet e c’è persino qualche trasmissione satirica che ha mandato i propri inviati per trovare il punto G (come l’americano Daily Show). Il Qatar non ha commentato, ma la stessa Hadid è stata costretta a smentire l’ispirazione genitale e sul Times ha sbuffato: “È imbarazzante che qualcuno si sia inventato questa sciocchezza. In pratica stanno dicendo che qualunque cosa con un buco è una vagina. È ridicolo”» (Deborah Ameri, Il Messaggero 30/11/2013).

scheda aggiornata al 23 maggio 2015

centro culturale Heydar Aliyev a Baku, Azerbaijan. centro culturale Heydar Aliyev a Baku, Azerbaijan. karl lagerfeld e zaha hadid karl lagerfeld e zaha hadid zaha hadid zaha hadid zaha hadid zaha hadid ZAHA HADID ZAHA HADID ZAHA HADID ZAHA HADID progetto stadio zaha hadid progetto stadio zaha hadid SERPENTINE DI ZAHA HADID SERPENTINE DI ZAHA HADID Heydar Aliyev Center di Zaha Hadid Heydar Aliyev Center di Zaha Hadid Gli arredi scelti da Zaha Hadid Gli arredi scelti da Zaha Hadid Il Cubo caverna di Zaha Hadid Il Cubo caverna di Zaha Hadid Progetto di Zaha Hadid a Dubai Progetto di Zaha Hadid a Dubai Stanza matrimoniale secondo Zaha Hadid Stanza matrimoniale secondo Zaha Hadid zaha hadid zaha hadid zaha hadid zaha hadid centro culturale Heydar Aliyev a Baku, Azerbaijan. centro culturale Heydar Aliyev a Baku, Azerbaijan. centro culturale Heydar Aliyev a Baku, Azerbaijan. centro culturale Heydar Aliyev a Baku, Azerbaijan.

“Le violenze dei vegani deficienti hanno l’ appoggio silenzioso di una moltitudine di anonimi vigliacchetti internettiani (è pieno di gente che ama gli animali perché ha difficoltà con gli uomini) e ci sono organizzazioni che sinceramente inquietano: l’estremismo animalista ridonda di ex destri”…

“Il fidanzato della Guidi indagato dalla procura concordava con l’amata emendamenti a favore degli impianti ‘tempa rossa’ di Total legati al deleterio provvedimento ‘sblocca italia’. E la Guidi chiedeva a sua volta l’avallo della Boschi”….

Anna Soubry, ministro all’ industria ha escluso la nazionalizzazione, lasciando aperte altre strade tra cui prestiti in attesa di un nuovo acquirente. Al tavolo indiano non ha trovato posto nessun rappresentante del governo britannico, accusato dal leader laburista Jeremy Corbyn di essere allo sbando…

“Alvaro Recoba, detto il Chino, quel suo sinistro così perfetto consegnatogli in dote da madre natura lo mise subito in banca, e si adagiò sotto le frasche fresche di Appiano Gentile – Afferrò al volo che quello che i tifosi dell’Inter volevano, era quel calcio di genio e sregolatezza”….

Previous
Next