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Tuesday, September 17th, 2019

Editoriale Soldi e calcio, la rovina dello sport

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by January 13, 2018 General
(di Anna Ammanniti) Quest’estate si giocheranno i Mondiali in Russia, l’adrenalina salirà alle stelle, ma noi italiani, dopo 60 anni non tireremo fuori le nostre bandiere tricolori. Amarezza per il Bel Paese, che solo due volte nella sua storia non aveva partecipato alla fase finale dei mondiali.  Nel 1930 in Venezuela parteciparono solo Belgio, Jugoslavia, Francia e Romania. Nel  1958 gli azzurri non riuscirono a superare il girone e anche quest’anno  sarà pesante l’assenza dell’ Italia, quattro volte campione del mondo.

Difficile capire cosa stia succedendo nel mondo del calcio italiano, oppure è così facile e sotto gli occhi di tutti gli appassionati? Il calcio italiano soffre,  da troppi anni: sembra essere  morto, ammazzato dai troppi soldi, dalla presunzione, dai genitori che credono di avere figli come Andrea Pirlo, Paolo Maldini, Gigi Buffon.  Il calcio italiano soffre l’improvvisazione di allenatori poco preparati  che pensano di sapere tutto, condizionando ragazzini di 7/8 anni, facendoli giocare utilizzando schemi, tattiche ecc. I bambini a quell’età dovrebbero sprigionare il loro istinto e basta, spesse volte allenati a casaccio compromettendo anche la salute per movimenti errati e quant’altro, ma questo è già un argomento affrontato qualche mese fa. Il male del calcio italiano risiede soprattutto nel settore giovanile. Genitori che affidano i propri figli a scuole di calcio professionistiche pensando che così diventeranno professionisti anche i loro pargoli. Ma ormai queste scuole non selezionano più, prendono tutti, hanno aumentano in modo esponenziale gli iscritti, creando una diminuzione della qualità dei calciatori. L’ingresso nei settori giovanili a tutti, non selezionati, complici i genitori che pur di veder giocare i propri figli a calcio, mettono fette molto spesse di prosciutto sugli occhi, senza valutare le reali potenzialità.
Non si guarda più se il ragazzino è portato per giocare a calcio, se ha tutte le caratteristiche per essere un giocatore di qualità. Le “mancanze” vengono “sopperite” da scarpini costosi, neanche se il prezzo delle scarpe rende il proprio figlio il discendente diretto di Ronaldo o Messi, ma lo scandalo più profondo,  che finisce di azzerare il calcio italiano risiede proprio nei genitori. L’assurdità vera e proprio consiste nel pagare le società per far giocare i  propri figli. Figli, finti prototipi dei calciatori di serie A,  giocano titolari fin dal settore giovanile perché il papà offre lo “sponsor” e poi? Poi usciti dal settore giovanile, i genitori ancora disposti a tirar fuori fino a 30 mila euro per fare giocare il proprio figlio in Lega Pro. E poi? Poi avranno carriera? E poi saremo fuori dai mondiali, perché il ragazzo, il vero campione, che magari gioca con le scarpe da ginnastica mezze rotte nei campi di pozzolana, non gli è stata mai data la possibilità di mettersi in mostra. Perché i genitori si sono rifiutati di far parte del “sistema” e il giocatore si è “bruciato”.
Da un’inchiesta shock  del Corriere della Sera, conclusa nel 2015, è venuto fuori che in Lega Pro i giovani pagano per giocare! Il centrocampista Simone Perrotta campione del mondo ed ex calciatore della Roma afferma che la colpa principale è di quei dirigenti senza scrupoli e senza formazione etica. In più ci sono le famiglie disposte a pagare le “illusioni”, ma si chiedeva Perrotta, “se devi mettere dei soldi per far giocare tuo figlio, capisci già che non ha futuro.” Eh si, una volta quando si giocava nei settori giovanili non c’era la retta mensile e si giocava perché il ragazzino era il più bravo del quartiere e questo ti portava da grande a fare esperienze anche in squadre professionistiche, perché il tuo “ruolo” nelle giovanili te lo eri ricavato da solo, con le tue qualità naturali. Oggi si paga la retta e quindi devono giocare tutti, non c’è più competizione né selezione, giocano anche i ragazzi che con il calcio non hanno nulla a che vedere. Magari in questo caos c’è il ragazzo che non può pagarsi la retta e non potrà mai giocare. Dall’inchiesta del Corriere della Sera  è venuto fuori anche il caso di un giovane calciatore, Antoine Viterale, figlio di un manager di un grande hotel di Singapore. Il ragazzo, uomo immagine di un famoso sponsor, si vocifera che pagasse intorno ai 250 mila euro per giocare ed esporre il marchio del suo sponsor sulla maglia, qui parliamo di Serie A. Invece è eclatante il caso della società di Pavia che milita in Lega Pro, si è ribellata alle tante  pressioni di alcuni genitori che volevano far giocare i figli decidendo persino il ruolo e la maglia da indossare. A Savona invece è sotto processo l’allenatore Ninni Corda, accusato da un genitore di aver pagato 16 mila euro per far giocare il figlio, che invece  non avrebbe mai giocato.

Siamo ancora sorpresi che l’Italia sia uscita dai Mondiali?

Anna Ammanniti

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