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Friday, November 22nd, 2019

Emilio Frazzoli: “Progetto ignorato dai big ma il mio taxi-robot batte Uber”

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by August 26, 2016 General

ROMA – “Ho presentato il progetto alle maggiori case automobilistiche del mondo, tutte. Ma nessuna mi è stata a sentire. Così mi sono detto: me lo faccio da solo”. È dal 2006 che Emilio Frazzoli, italiano di nascita e americano di accademia, professore di Ingegneria dell’aerospazio al prestigioso Mit di Boston, lavora per creare un’automobile che si guidi da sola. E ieri, qualche tempo dopo aver bussato invano alle porte dei big delle quattro ruote, si è preso la sua rivincita. NuTonomy, la startup che ha fondato insieme a due colleghi dell’università, ha lanciato a Singapore il primo servizio di taxi senza tassisti, anticipando di qualche giorno l’analogo esperimento di Uber a Pittsburgh.

La piccola startup batte il colosso miliardario, come è stato possibile?
“Nel 2009 abbiamo vinto un bando da 50 milioni di dollari del governo di Singapore dedicato al futuro della mobilità in città. Uber era appena nata, io immaginavo un servizio di macchine a chiamata, che arrivano, ti prendono, ti portano a destinazione e poi se ne vanno. Dopo averne parlato alle società dell’auto abbiamo fondato la startup, raccogliendo altri fondi pubblici e 20 milioni di finanziamenti privati”.

Quindi la tecnologia è pronta e sicura? E il recente incidente all’auto autonoma di Tesla, con una vittima?
“Le nostre vetture sono completamente autonome, non richiedono mai l’intervento umano, il pericolo viene dai livelli di automazione intermedi. Rispetto ai concorrenti non usiamo solo sensori computerizzati, che possono avere problemi nel distinguere gli ostacoli, ma anche laser, che costano di più ma danno informazioni più precise. La nostra architettura software gestisce la singola macchina e anche i movimenti di tutta la flotta. Si monta su vetture in commercio, ora abbiamo un accordo con Renault”.

Però il vostro a Singapore è ancora un test, non vero un servizio commerciale.
“Su strada ci sono due macchine, altre quattro arriveranno la prossima settimana. E’ un test, ma aperto al pubblico, un servizio del tutto simile a quello commerciale che lanceremo nel 2018. Possiamo operare solo su percorsi che abbiamo già mappato con la nostra tecnologia, quindi partiamo da una piccola area di Singapore per poi estenderci, non andiamo sulle autostrade. E il test ci serve anche per sperimentare le reazioni degli utenti”.

Vi aspettate resistenze?
“Mi sembra che le persone si dividano in due gruppi. Quelli che non si fidano, e quelli convinti della totale sicurezza della tecnologia. Questi secondi sono anche più pericolosi, pensano che la guida autonoma sia una magia che risolve tutti i problemi, grazie alla velocità e alla precisione di calcolo dei computer. Ma le leggi della fisica vanno comunque rispettate”.

Quanto costa la vostra tecnologia?
“30mila dollari per ogni automobile”.

Non proprio alla portata di tutte le tasche.
“Per questo non credo che le macchine senza pilota saranno vendute ai privati, nei concessionari, prima del 2030. Per noi però non si tratta di vendere un prodotto, ma un servizio di mobilità, e da questo punto di vista i costi sono gestibili. La vera innovazione, quello che cambia tutto, è che queste vetture guidano da sole quando non c’è nessuno a bordo, e quindi sono ideali per un sistema di car sharing, di auto condivise. Abbiamo stimato che i veicoli circolanti a Singapore si potrebbero ridurre del 60%, offrendo lo stesso livello di mobilità alla popolazione alla metà del costo”.

E si stupisce che i giganti dell’auto non l’abbiano presa bene?
“Le macchine circolerebbero il 30% del tempo in più, e quindi andrebbero sostituite con più frequenza: alla fine l’industria dell’auto non ci perderebbe. Ma certo la ciccia di questo modello di mobilità sta nei dati, nel servizio. Se le case automobilistiche non lo capiscono rischiano di ridursi a semplici produttrici di lamiera, un po’ come Foxconn per Apple nel campo dei telefonini”.

Allora saranno le aziende tecnologiche a vincere la partita dell’auto autonoma? Ancora una volta dominerà Google?
“Google è sicuramente in prima fila. Ma è un mercato talmente grande, stimato a 4mila miliardi di dollari solo negli Stati Uniti… Google se ne prenderà una fetta, ma ci sarà spazio anche per altri”.

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