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Thursday, August 22nd, 2019

Hillary Clinton rischia il posto

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by June 1, 2016 General

Se fosse deferita al Grand Jury, per lei sarebbe la fine

 di Riccardo Ruggeri editore@grantorinolibri.it @editoreruggeri 

Caro Angelo,

tu conosci il pessimo giudizio che ho dell’Establishment occidentale, ti confesso che ho provato un senso di profonda tristezza nel vedere i padroni del mondo, i G7, allineati come figurine su una scalinata (un tempio scintoista?), salutarci con manina moscia. Sono talmente irrilevanti che neppure i giovani estremisti di destra o di sinistra ormai li contestano.

Rappresentazione plastica di un mondo decadente, leggendo i giornali a loro proni o guardando i conduttori tv fattisi loro tappettini, non ho ancora capito se siamo nel III secolo D.C. o nell’epoca Tang, quella degli eunuchi al potere.

Ritorniamo alle primarie americane che in questi mesi hanno impegnato noi due in simpatiche analisi. Se anziché in America fossimo in Italia noi avremmo già elaborato una teoria complottista, in ciò siamo dei maghi.

Eccone una, a caso. I Big del Partito Democratico hanno capito che Hillary Clinton corre il rischio di perdere la Presidenza a favore di Donald Trump, è diventato quindi necessario rimuoverla.

Come? Costringendola alle dimissioni in cambio del perdono per i reati commessi durante la sua permanenza al Dipartimento di Stato (opportunità non data a un grande generale come Petraeus, per molto meno). Se fosse vero, sarebbe la dimostrazione che la magistratura americana e l’Fbi sono embedded al potere esecutivo, quindi a quello delle lobby di Wall Street e di Silicon Valley?

Ipotizziamo per un istante che i democrat facciano questa scelta, la logica vorrebbe che fosse Bernie Sanders il nuovo candidato. Oltretutto i sondaggi indicherebbero una sua vittoria su Trump con almeno 10 punti di vantaggio.

Invece no, è noto che Barack Obama e l’Establishment avrebbero voluto come successore uno dell’apparatchik, il vice Joe Biden. I dossier su Biden non riguardano certo scandali sessuali o un uso scorretto delle proprie mail ma il fatto di rappresentare ormai l’ultimo paradiso fiscale del mondo, il Delaware che ha sostituito d’un colpo solo, Singapore, Hong Kong, Svizzera, Montecarlo, Stati caraibici? Altre teorie complottiste si potrebbero elaborare.

Torno serio, secondo te che li conosci, i Big del Partito Repubblicano che faranno in questo ipotetico scenario dell’uscita forzata di Hillary?

Caro Riccardo,

condivido lo sprezzo per quelle manine mosce e flosce. Si credono padroni del mondo perché comandano grosse burocrazie e dispongono di miliardi. S’illudono che i loro posti di potere siano il potere stesso.

Che forza può avere un potere nel quale nessuno crede? Per capire la fase attuale dei problemi dell’establishment Democratico americano, le teorie complottiste non servono. Hillary Clinton è pessima, già come candidato.

La tradizione di disciplina dell’elettorato Democratico le basta appena per raccattare i voti del vecchio apparato, senza alcun entusiasmo. Tutti sanno che ci vorrebbe molto più di questo per assicurare un terzo quadriennio di potere democratico. Sanders si presenta bene, così le «forze nuove» del partito lo seguono.

I sondaggi odierni dicono che batterebbe Trump. Però i Big Democratici sono sicuri che l’etichetta «Socialist» garantisce la sconfitta. Dunque il desiderio di trovar modo di scavalcare tutti e due c’è.

Ma la possibilità di farlo non deriva da nessun legame tra la magistratura americana, l’Fbi, il potere esecutivo, e le lobby di Wall Street e di Silicon Valley. Le indagini che (secondo me) finiranno la carriera politica di Hillary Clinton furono iniziate nel 2012, da un gruppo di destra, «Judicial Watch,» con una richiesta al Dipartimento di Stato secondo la legge «Freedom Of Information» per le comunicazioni dell’allora Segretaria di Stato sul suo ruolo nella tragedia di Bengasi.

Dopo un tira e molla di due anni, il Dipartimento ha dovuto dire alla magistratura che queste comunicazioni non le aveva.

Come mai? Perché Clinton, dal primo all’ ultimo giorno aveva svolto il suo ruolo tramite un sistema di comunicazioni totalmente di proprietà. Ciò è contro la legge «Official Records Act,» che esige che gli affari pubblici siano gestiti ed archiviati con mezzi e per canali pubblici. Solo nel 2015, e sotto pressione della magistratura e dell’opinione pubblica, inviò al Dipartimento qualche migliaia di copie, cartacee. Fu la magistratura a ordinare all’ Fbi di prender possesso del suo «server» elettronico, dal quale ricavò quasi tutto. Le spinte vennero sempre e solo da «Judicial Watch.»

Cosa ha fatto, cosa sta facendo, cosa farà Fbi? Mentre risuscitava il contenuto delle comunicazioni di Clinton, si mise a creare un record di questo sistema comunicazionale alternativo e del ruolo delle persone coinvolte. Ci entrarono così le questioni delle informazioni riservate, e pure aspetti potenzialmente criminali.

Forse Fbi c’è già arrivata, certo oggi siamo al punto in cui deve scrivere una lettera al ministro della Giustizia raccomandando o meno che i fatti indagati siano sottoposti ad un «Grand Jury», unico organo che la può incriminare.

Cosa farà? Stando soltanto a quel che si sa ufficialmente, è inconcepibile che la Fbi non raccomandi l’incriminazione. Dato che centinaia di agenti hanno svolto questa indagine, è impensabile che se l’incriminazione non ci fosse, tutti stiano zitti. Dunque, anche se la Casa Bianca volesse fermare le procedure legali contro la Clinton, non potrebbe. Siccome non vuole, è possibile che il caso Clinton vada al Grand Jury. Per lei sarebbe la fine, e si aprirebbero nuove opzioni.

Scavalcare Hillary è facile, Sanders no. Le primarie sono compiute, Biden non può presentarsi come candidato. La sua candidatura deve essere richiesta dal partito, prima di tutti proprio da Hilllary, e poi da Obama. Ma neanche questo può garantire l’ adesione dei Sanderisti. Per comprendere come arrivarci, le teorie complottiste sono necessarie.

Per due ragioni, non sono d’accordo con la tua identificazione di Biden con la sostituzione del Delaware «d’un colpo solo, Singapore, Hong Kong, Svizzera, Montecarlo, Stati caraibici».

Primo. Lo status del Delaware come ospite legale di ogni specie di Limited Liability Companies è vecchio. Mai però, le sue leggi hanno celato segreti finanziari. Il Fisco americano regna lì come altrove. Secondo, Biden non si è mai interessato (più che del necessario per un senatore del luogo) degli affari finanziari. Un tempo, lavorai accanto a lui (e quasi sempre contro di lui), ma lo trovai interessato soprattutto alla politica estera

La tua ultima domanda tocca l’essenziale. I Repubblicani sanno che l’uscita di Hillary è probabile. Ma sono così scioccati dalla vittoria di Trump, così presi dalla smania di comprendere come possa essere avvenuta, e cosa ciò comporta per il loro partito, che pensano soltanto all’agrodolce prospettiva di una vittoria di Trump su Hillary. Paiono credere che Hillary, forse Obama o Sanders, siano responsabili del degrado degli Stati Uniti, e che vincere un’elezione contro costui possa, come dice Trump, «make America Great again.» Sciocchi, non vogliono rendersi conto che tal gente rappresentano un Partito Democratico stile nuovo, che si vede in guerra contro la civiltà occidentale e specialmente contro quella americana.

Grazie, caro Angelo,

le tue ultime parole danno i brividi, ma è esattamente ciò che penso da anni, questa Europa dei burocrati, questi Premier al potere, sono esattamente come ii Partito Democratico «stil novo» di cui parli, ma io voglio restare ottimista, di riffa o di raffa, come si dice in Italia, il popolo ce la farà a liberarsi di questa classe dominante che vuole portarci in territori orrendi, farsi eleggere con modalità oscene, governarci con la menzogna.

Da 30 anni sul mio comodino ho Allan Bloom e il suo vangelo laico sull’America, ora anche il tuo «The ruling class» che mi proteggono e mi danno fiducia.

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