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Wednesday, November 13th, 2019

Hub internet, grande business in Sicilia: 142 miliardi di dollari

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by April 7, 2016 General
Hub internet, grande business <br> in Sicilia: 142 miliardi di dollari

L’ultima guerra con Marsiglia e la Francia fu combattuta, senza spargimento di sangue, a cavallo fra gli anni Settanta ed Ottanta a causa del vino, quando le “vinaccere” provenienti dalle coste trapanesi trasportavano il mosto siciliano, gettando nel panico i vignaioli d’Oltralpe. Oggi il business è la fibra ottica, sono i cavi sottomarini: è l’hub dell’Isola a fare concorrenza a Marsiglia. In ballo, un business da 142 miliardi di dollari. La Sicilia insidierà Marsiglia che oggi fa la parte del leone, perché controlla il 90 per cento del traffico sottomarino dei cavi a fibra ottica lasciando le briciole all’Isola.

Nel 2019 le cose cambieranno, il 40 del traffico passerà per la Sicilia. E in futuro la situazione potrebbe capovolgersi a favore dell’Isola. Ma se qualcuno crede che i siciliani stiano arricchendosi, è bene che si levi questo pensiero dalla testa. Mani vacanti ed occhi pure. Non vedranno nemmeno un euro, come i cassieri delle banche si vedono passare ogni giorno una montagna di soldi e, arrivati a casa, devono fare i conti con le bollette ed il magro stipendio elargito dalle banche.

La contentezza in sonno a un precedente, con il petrolio: fu scoperto prima Ragusa, poi Gela nel sottosuolo, terraferma e al largo delle coste. Un mare di greggio. Enrico Mattei, con il Cane a sei zampe, maramaldeggiò grazie al greggio isolano con l’intento di entrare nel salotto dei potenti, che allora si chiamavano Sette Sorelle. I siciliani credettero che la loro terra sarebbe diventata il Txas e il petrolio li avrebbe mitridatizzati. Non è andata così, come sappiamo. Ma almeno il saldo negativo potè contare sui posti di lavoro. Con la Telecom Sparkle, gruppo Telecom, e con Fastweb, che ispirano gli investimenti di maggiore rilevanza, non ci sarà nemmeno questo. E c’è il rischio che con l’ingresso in grande stile dei francesi di Vivendi nel Gruppo Telecom, il 25 per cento delle quote, il dominio dell’azienda, la guerra fra Sicilia e Marsiglia, si svolga fra transalpini, a meno che non facciano tutto d’amore e d’accordo.

Osservando la mappa proposta dal Corriere della Sera, la landing station siciliana si approvigionerà attraverso cinque approdi (Mazara, Catania, Palermo, Trapani, costa ragusana). Attualmente il 90% del traffico in fibra ottica, che giunge dall’Asia diretto in Europa viene ospitato negli hub internet di Marsiglia, da dove riparte alla volta di Londra, Francoforte, Parigi, mentre in Sicilia l’approdo dei cavi sottomarini “ingenera” il traffico residuo. Emigra una enorme quantità di byte attraverso i cavi sottomarini lungo la direttrice Mediterraneo-Nord Africa, Medio Oriente ( canale di Suez), fino a raggiungere, andata e ritorno, pèaesi lontani come Singapore, India, Birmania.

Il fianco sud dell’Europa, finora oggetto di attenzioni militari, specie in Sicilia, diviene la porta girevole, una specie di Charing Cross di Internet grazie agli Internet Excangepoint, colossali data center che smistano il traffico verso i provider o fornitori di contenuti (Facebook, Twitter, Google, Netflix ecc). Da qui, il flusso digitale riparte verso i grandi provider o i fornitori di contenuti. Il trasporto, naturalmente, non è gratuito.

I due progetti più importanti in Sicilia interessano le le due città metropolitane più popolose, Palermo e Catania. Nel capoluogo regionale il controllo è stato finora storicamente nelle mani della Telecom Sparkle, che farà crescere la sua presenza in modo significativo, grazie a nuovi approdi dei cavi sulle coste siciliane ed alla realizzazione di una landing station a Catania. Palermo resta un punto nodale grazie a Fastweb, che realizzerà un mega-hub. Telecom Sparkle ha allargato già da un anno l’orizzonte, con il data center etneo Sicily Hub. E’ qui che si concentrerà il flusso dei cavi a fibra ottica, dopo il loro approdo e l’attraversamento dell’Isola. A Catania Telecom Sparkle non è sola. C’è un consorzio, Med Open Hub, che coinvolge Italtel e investitori del territorio, di cui si sa poco.

Attorno a Telecom Sparkle ci sono molte attenzioni, perché la fibra ottica non offre solo dividendi, ma informazione di vario livello. La mission di Fastweb, che opera attraverso Med Open Hub è di trasportare i dati dalla Sicilia a Milano e da qui nel Nord del Vecchio Continente. La minore distanza dell’Isola verso i Paesi del Nord Europa, regala un bonus di competività e di qualità (il segnale risente delle lunghe distanze, e posizionare i cavi sui fondali e manutenerli richiede costi proporzionati alla estensione dei cavi).

Non è tuttavia solo una guerra commerciale. I cavi a fibra ottica fanno gola agli spioni, che pescano a strascico e ad personam. I servizi di intelligence amano queste tecnologie. Intercettare la fibra ottica è un gioco da ragazzi, perché non c’è vigilanza né opposizione, ma pescare i pesci grossi invece è una scommessa, nella quale vincono i più bravi. Gli israeliani, anzitutto, che approdano in Sicilia con i loro cavi. Poi gli inglesi e gli americani, che viaggiano tradizionalmente d’amore e d’accordo (ma fino a un certo punto) in questo settore.

L’Hub internet della Sicilia, è una facile profezia, sarà la mecca del nuovo business e insieme la Casablanca “allargata” del terzo Millennio. I siciliani? Non c’entrano niente con questa storia, a meno che non si sveglino, tradendo la bibbia di Tomasi di Lampedusa.

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