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Thursday, November 21st, 2019

I Panama Papers travolgono il Front National di Marine Le Pen

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by April 7, 2016 General

All’esplosione dello scandalo Panama Papers la mattina di lunedì 4 aprile 2016 il partito di estrema destra francese Front National di Marine Le Pen ha emesso una dichiarazione che recitava più o meno così: “Il movimento senza controllo di uomini, merci e capitali, unito alla stretta dell’alta finanza a tutti i livelli dell’economia, a livello globale può produrre solo sistemi fraudolenti per il riciclaggio di denaro”. La “globalizzazione selvaggia” come l’ha definita il partito di estrema destra, sembrava poter nuovamente essere messa sotto attacco dal Front National, che storicamente ha fatto degli attacchi alla finanza globale uno dei suoi cavalli di battaglia.

Martedì mattina però il quotidiano francese Le Monde, che ha collaborato allo studio dei documenti nell’inchiesta sui Panama Papers, ha pubblicato un lungo articolo nel quale è descritto il sistema di occultamento delle attività finanziarie offshore, con società nei paradisi fiscali asiatici e nei Caraibi, di alcuni fedelissimi all’interno del “cerchio magico” di Marine Le Pen. Si tratta dell’uomo d’affari Frédéric Chatillon e dell’esperto contabile Nicolas Crochet – autore del manifesto economico di Marine Le Pen – entrambi già sotto inchiesta per “falso e truffa ai danni dello Stato” in merito al finanziamento della campagna presidenziale e legislativa del Front National nell’anno 2012.

Secondo Le Monde i due avrebbero creato un sofisticato sistema di società e conti offshore tra Hong Kong, Singapore, le Isole Vergini Britanniche e Panama, utilizzato per far uscire illegalmente soldi dalla Francia riciclandolo utilizzando fatturazioni fasulle a società di comodo per sfuggire al fisco parigino. Tutto ruoterebbe attorno a Frédéric Chatillon, amico di lunga data di Marine Le Pen – i due si sono conosciuti nel 1990 – a capo della società di comunicazione Riwal di cui il Front National è cliente: Chatillon avrebbe creato la società Time Dragon a Hong Kong, di proprietà di un’altra società nelle Isole Vergini britanniche che appare nella lista di quelle create dallo studio legale Mossack Fonseca di Panama.

Secondo quanto scrive Le Monde il contabile del partito che ha lavorato con Le Pen durante la campagna presidenziale del 2012, Nicolas Crochet, avrebbe fatto emettere nel 2013 una fattura da una società di Hong Kong di proprietà del fratello, trasferendo il denaro dalla Francia al paradiso fiscale asiatico e, successivamente, alla Time Dragon, che a sua volta ha reinvestito il denaro a Singapore. Si parla di operazioni per un valore complessivo di 275.000 euro. La specifica della fattura emessa, falsa secondo il giornale francese, è relativa alla creazione del sito web della campagna di Marine Le Pen.

Chatillon si è difeso ammettendo l’operazione e definendola “perfettamente legale”, parlando di “diffamazione” da parte di Le Monde ma l’imbarazzo nel Front National è evidente: le email pubblicate dal quotidiano francese sono piuttosto compromettenti e abbastanza esemplificative delle modalità di funzionamento delle operazioni offshore volto a “eludere le regole”.

Martedì 5 aprile Florian Philippot, vicepresidente del Front National, ha respinto ogni addebito al partito definendolo “estraneo” ad ogni operazione illecita: “Tutto quanto è stato perfettamente legale” ha dichiarato all’emittente I-télé “e in ogni caso il signor Chatillon non ha alcun ruolo nel Front National”. Quindi, stando alle parole di Philippot, le operazioni sarebbero state fatte.

Un terremoto, quello dei Panama Papers francesi, che mina di fatto alla credibilità stessa delle politiche del partito di ultradestra e alle sue proposte economiche: già Jean-Marie Le Pen, fondatore del partito e padre di Marine, è indagato dalla magistratura francese per sospetta evasione fiscale: secondo i magistrati che indagano l’ex presidente del Front National Le Pen lo stesso sarebbe stato il beneficiario di un conto bancario presso una filiale della banca HSBC in Svizzera con 2,2 milioni di euro in fondi, lingotti e monete d’oro. E come se non bastasse mercoledì 6 aprile Jean-Marie Le Pen è stato condannato a pagare 30.000 euro di multa per aver definito le camere a gas nei campi di sterminio nazista “un dettaglio della Seconda Guerra Mondiale”.

Insomma, tra email riservate, documenti scottanti, mezze ammissioni e uno scandalo che è sempre più difficile controllare, i Panama Papers relativi all’estrema destra francese mostrano inequivocabilmente come il richiamo dell’alta finanza sia stato forte anche per chi si prefigge di combatterla. Della battaglia ideologica contro la finanziarizzazione della politica il Front National ha fatto uno dei suoi cavalli di battaglia e se la punta dell’iceberg grattata da Le Monde rivelerà al di sotto uno scandalo ancora più grande uno dei fenomeni politici più prepotenti degli ultimi anni potrebbe scoppiare come una bolla.

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