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Monday, September 16th, 2019

LA PERICOLOSA 'ALTALENA' COREANA

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by January 21, 2018 General

Editoriale del n. 61 di “Alternativa di Classe”

kim jong-un

Da diversi mesi si è parlato di “pericoli di guerra” tra gli USA e la Corea del Nord, e, di conseguenza, di un possibile successivo allargamento mondiale del conflitto. In realtà la guerra fra i due Paesi non è mai cessata del tutto. Il 27 Luglio del 1953, a Panmunjeom, infatti (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno III n. 30 a pag. 6), dopo i bombardamenti a tappeto di napalm, gettato dagli aerei USA, e che aveva prodotto quasi due milioni di civili coreani morti, era solo stato firmato l’armistizio della “Guerra di Corea”, niente di più. Tutto quello che sta avvenendo da allora fino ai giorni nostri, sta avvenendo in questo quadro.

Già nel ’58 il Presidente USA, D. Eisenhower, aveva installato nelle basi della Corea del Sud, allora guidata da governanti-fantoccio, un vero e proprio arsenale nucleare comprendente bombe atomiche ben più potenti di quella sganciata su Hiroshima durante la Seconda Guerra Mondiale. Dagli anni ’90, da quando, cioè, la Corea del Sud ha cominciato ad affermare un capitalismo “nazionale” autonomo da quello USA, con specifici interessi propri non trascurabili, le basi USA sono scese a dodici. Intorno alla Corea del Nord restano poi, però, anche ventuno basi USA nel sud del Giappone e quelle di Singapore e dello stesso Territorio USA dell’Isola di Guam, in Micronesia (Oceania); sono tutte basi per esercitazioni militari navali che gli USA, insieme ad alleati locali, non smette certo di fare periodicamente nel Mare Cinese Orientale.

Sempre negli anni ’90 il crollo dell’URSS, la potenza sulla quale la Corea del Nord contava, e le carestie verificatesi, ne avevano causato un tracollo, con conseguente diffusione di una estrema povertà. Rivoltasi allora anche all’Occidente con Kim Jong Il, figlio di Kim Il Sung, succedutogli di fatto nel ’94 alla guida del Paese dopo la sua morte, ne ricavò solo ricatti ed embargo per costringerlo ad un suo immediato disarmo totale ed unilaterale: l’unico “riscatto nazionale” restava allora, per il regime nord-coreano, il rafforzamento militare.

La Corea del Nord (o Repubblica Democratica Popolare di Corea – RDPC) era nata, con l’aiuto diretto dell’URSS di Stalin, il 9 Settembre 1947 (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno III n. 30 a pag. 5), dopo la spartizione, avvenuta a Yalta, delle zone di influenza tra le potenze vincitrici della Seconda Guerra Mondiale. L’URSS stalinista vi aveva insediato come Presidente il suo fiduciario, il Generale Kim Il Sung, che aveva già guidato lo scontro bellico vittorioso contro il Giappone. Aveva anche coniato una propria ideologia, “lo Juchè”, derivata dal socialismo nazionale di stampo stalinista, dove, addirittura, “l’anno zero” è quello della sua nascita, come fondatore: il 1912. Egli stesso, alla sua morte, venne nominato “Presidente eterno”.

In base all’ideologia dello “Juchè”, lì ancor oggi in auge, non c’è da meravigliarsi se in un Paese sedicente “socialista” persistono delle forti differenze sociali, dato che essa stessa teorizza l’alleanza fra le tre classi esistenti (e cioè contadini, operai e “samuwon” – gli “intellettuali”) nell’ambito del “popolo sovrano”. La “terza classe” è oggi, di fatto, “classe media”. Dovrebbe essere poi in futuro, secondo tale ideologia, la vittoria dell’alleanza in ogni Paese, a guidare la lotta per “l’indipendenza nazionale”, verso la costruzione di una “reciproca cooperazione” mondiale…

E’ così che nel 2001 per la Corea del Nord si apriva, come sola via obbligata, il rinnovo del Trattato ventennale di Cooperazione e di Mutuo Soccorso con la Cina (peraltro già rinnovato nel 1981), sia sul piano politico che su quello militare. Dall’anno successivo, infatti, la Corea del Nord, oltre a proclamare al mondo lo sviluppo di un autonomo programma di ricerca nucleare anche a fini bellici, apriva ufficialmente, sulle orme dell’alleato cinese, zone del proprio territorio (denominate “regioni ad amministrazione speciale”) ad una diretta penetrazione capitalistica estera. Sempre nel 2002 George W. Bush, rifiutando ogni contatto con essa, la inserì così nello “Asse del Male”, cioè tra i Paesi “terroristi” ed il cui regime “va cambiato”.

Dopo quattro anni di “tira e molla” con la partecipazione al “Trattato di non proliferazione atomica” e con le ispezioni ONU, nell’Ottobre 2006 la Corea del Nord eseguì il suo primo test nucleare. Questa volta fu proprio l’ONU a decidere le sanzioni. Ma già l’anno seguente, dopo la constatazione da parte degli ispettori ONU dello spegnimento di cinque stabilimenti nucleari nord-coreani, il 4 Ottobre 2007 le due Coree firmarono un accordo bilaterale per la ricerca della pace: in esso i due Paesi si erano impegnati in una cooperazione economica reciproca.

La distensione continuò per più di un anno, fino alla cancellazione da parte degli USA della Corea del Nord dall’elenco degli “Stati-terroristi”, quando invece, a Marzo 2009, gli USA ufficializzarono imminenti esercitazioni militari in Corea del Sud congiunte con il locale Governo. Ad Ottobre dello stesso anno la Corea del Nord procedette così al secondo test nucleare. Ad una continuazione delle sanzioni, gli USA aggiunsero un irrigidimento del proprio atteggiamento, arrivando a dichiarare nel 2010 che, verso la Corea del Nord, “tutte le opzioni sono sul tavolo”!…

Fu allora che l’atteggiamento nord-coreano, con alla sua guida Kim Jong Un, giovane figlio di Kim Jong Il, morto il 17 Dicembre ’11, divenne meno “difensivo”: dopo il terzo test nucleare nord-coreano del Febbraio 2013, gli USA ufficializzarono una nuova esercitazione militare congiunta in Corea del Sud, e la risposta di Kim fu la dichiarazione del 30 Marzo di “stato di guerra” contro i “cugini” del Sud, seguita da veri e propri preliminari “atti di guerra” ed ancora nuove minacce.

Ad una successiva dichiarata “disponibilità al dialogo” gli USA opposero una escalation delle sanzioni internazionali, e cioè, in sequenza, “…un embargo sulla vendita di armi; il diritto dei paesi sanzionatori a sequestrare e distruggere i carichi da e per la Corea del Nord sospettati di contenere materiale per fini militari; diverse limitazioni ai trasferimenti di denaro e l’espulsione della Corea del Nord dal sistema finanziario internazionale; il divieto di esportare diversi materiali, tra cui carbone e ferro; il divieto di aumentare il numero di lavoratori nordcoreani in paesi stranieri…”. Inoltre vi sono stati il veto USA all’ingresso nord-coreano nella Banca Asiatica per lo Sviluppo, nella Banca Mondiale e nel Fondo Monetario Internazionale.

Il programma di sviluppo nucleare nord-coreano proseguiva: a Maggio 2015 Kim dichiarava di avere “missili in grado di colpire gli USA”, a Settembre pubblicizzava la riattivazione della ricerca a fini bellici, mentre a Dicembre annunciava, nell’incredulità dei più, di possedere una bomba all’idrogeno. Dal Gennaio 2016 in poi la Corea del Nord ha parlato di “detonazione di bomba H” e di successivi esperimenti nucleari, fino alla crisi dello scorso anno.

Preceduta da esercitazioni USA in Corea del Sud, sia in terra che in mare, nel Luglio ’17 la Corea del Nord ha lanciato il primo missile balistico intercontinentale (ICBM) a lungo raggio. Pochi giorni dopo, scortati da aerei giapponesi, bombardieri USA e Sud-coreani hanno simulato un attacco con bombe vicino al confine con la Corea del Nord. A Settembre nuovo test nord-coreano con una bomba H, seguito dalla proclamazione di nuove sanzioni ONU, dal lancio di un nuovo missile nord-coreano verso il Giappone e da nuove sanzioni finanziarie direttamente dagli USA. L’atteggiamento bellicoso di Kim Jong Un non cambia e, mentre molti temono una “crisi internazionale senza ritorno”, D. Trump “, continuando a svolgere esercitazioni militari in Corea del Sud, rivela” al mondo che sarebbe la Cina a dover tagliare le forniture di petrolio a Pyongyang…

Oggi, di fronte all’atteggiamento rissoso del Presidente USA, che risponde al vanto di Kim di Capodanno di possedere il proprio “bottone nucleare”, con l’affermazione che quello USA “…è molto più grosso e più potente del suo, e…” soprattutto “funziona!”, la Cina non si scompone, continuando la sua politica di “pacifica” concorrenza. E già Martedì 2, significativamente proprio a Panmunjeom, vi sono stati approcci fra funzionari dei due governi coreani per riaprire un dialogo diretto “in vista delle Olimpiadi invernali che si terranno a Seul dal 9 al 25 Febbraio prossimi: dopo la famosa “diplomazia del ping pong” degli anni ’70 fra USA e Cina, quella “delle Olimpiadi” fra le due Coree? E’ davvero “lo sport che unisce”?

Il tempestivo annuncio di un rinvio a data da destinarsi delle “operazioni militari congiunte” di USA e Corea del Sud, deciso subito dopo, con l’invito alla Corea del Nord a discutere della sua partecipazione olimpica hanno sortito, dopo due anni di interruzione di ogni rapporto, il Vertice intercoreano di Martedì 9 sempre a Panmunjeom. Ad esso hanno partecipato delegazioni “di alto livello” (per la Corea del Sud il Ministro dell’Unificazione), che hanno sancito, oltre alla partecipazione nord-coreana alle Olimpiadi di Pyeongchang, la riapertura della “linea telefonica rossa militare”, interrotta nel Febbraio 2016 dalla Corea del Nord per protestare contro la chiusura unilaterale da parte della Corea del Sud di un complesso industriale prima gestito congiuntamente.

Dopo un primo disorientamento dei media internazionali, è emerso, aldilà della separazione dei ruoli, il sostanziale accordo strategico tra USA e Corea del Sud nell’apertura intrapresa: ci sarebbe il “placet” di D. Trump. E non ha niente a che vedere con “i valori dello sport”, specchietto per le allodole utilizzato dal capitalismo in tutto il mondo! In realtà l’intera economia nord-coreana dipende dalla fornitura cinese di petrolio, che si conosce fin dal 2007 rappresentare fra l’80 ed il 90% del totale delle loro importazioni. Oltre ai “traffici illegali” con vendita di armi in Africa e Medio Oriente, nonché le esportazioni di tessili e minerali, in Corea del Nord sta crescendo l’industrializzazione, mentre i giacimenti petroliferi esistenti e le miniere d’oro non sono ancora adeguatamente sfruttate…

A parte le, comprensibili quanto forti, attuali riserve del Giappone su questo rinnovato dialogo, sia gli USA di Trump, che la Corea del Nord di Kim Jong Un, hanno raggiunto i rispettivi obiettivi di fase. Data la verificata inefficacia delle sanzioni internazionali, aggirate attraverso triangolazioni delle merci con la Cina, e visto che il secondo partner economico della Corea del Nord è proprio la Corea del Sud, agli USA oggi non è rimasto che attaccare politicamente davanti all’opinione pubblica mondiale il ruolo internazionale della Cina stessa, senza trascurare contromisure militari, come deciso al Summit di Vancouver di Mercoledì 17 insieme ai propri alleati.

D’altro canto, l’obiettivo nord-coreano è stato evidenziato al mondo dalle dichiarazioni di V. Putin di Giovedì 11 u. s., quando, mentre ha palesato la propria “scelta di campo” internazionale, ha elogiato la “maturità” di Kim come “uomo politico”, che ha raggiunto “il suo obiettivo strategico” di trasformare la Corea del Nord in Paese dotato di deterrente nucleare. Oltre tutto, nonostante l’embargo, il PIL della RDPC sarebbe cresciuto quest’anno del 3,9% secondo la Banca Centrale della Corea del Sud, a fronte del proprio 2,8%!

Ed ora, che il settore privato è stimato rappresentare tra il 30 ed il 50% dell’economia nazionale, a livello politico Kim Jong Un punta nel 2018 ad eliminare dallo “Juchè” il “dogmatismo” ed il “formalismo”, pur rimanendo, con le figure del padre e del nonno, il “terzo Kim”, della “Dinastia del Monte Paektu”. E mentre da un lato si diffonde la notizia, da parte di stampa specializzata, della preparazione di un nuovo test nucleare nord-coreano, è ufficiale la notizia della proposta sud-coreana di costituire, significativamente, “un team inter-coreano” di hockey femminile alle prossime Olimpiadi di Seul.

Quanto sta avvenendo appare in aperto contrasto con le spregiudicate dispute verbali tra i leader di USA e Corea del Nord. In realtà l’altalenante scontro va visto a livello più complessivo, dove l’aspetto militare è uno, sebbene il più preoccupante a causa dei proletari che vi trovano la morte, degli aspetti della competizione internazionale, che si va delineando come uno scontro su piani diversi, ma complementari, tra due diverse alleanze, quella del cosiddetto “mondo libero”, capeggiata dagli USA, e quella dei BRICS, più legata all’imperialismo cinese. Sul piano attuale, la vicenda si caratterizza sostanzialmente come la vittoria di un “round” da parte della Cina, che ha un alleato strategico ora dotato di bombe nucleari in un’area, quella del Pacifico occidentale, in cui Giappone e Corea del Sud (alleati degli USA) rappresentano per lei una forte limitazione.

L’apertura inter-coreana, poi, oggi rappresenta un momento di successo per entrambi i regimi, che, fortemente nazionalisti, non possono che puntare, anche se ognuno a suo modo, all’unificazione della Corea, e tale elemento non può completamente essere apprezzato né da Washington, né da Pechino. I pericoli di guerra, nonostante la congiuntura, rimangono inalterati, anche se i timori non possono essere legati alle variazioni dei toni fra contendenti. Nemmeno il carattere della guerra, fra guerra commerciale, economica, diplomatica o direttamente armata, che sia locale, di area o mondiale, può essere di per sé la discriminante per un approccio comunista alla questione. Ancora meno possono essere legate le posizioni dei comunisti a questo o quel contendente, come invece, purtroppo, si assiste in Italia con chi vede in Hu o in Putin un alleato, anche solo potenziale.

La priorità non può che essere, da subito, la riconquista dell’indipendenza di classe in ogni Paese e la costruzione di una forza proletaria e comunista internazionale, radicata il più possibile nella classe, sia territorialmente, che come intensità. Solo una forza del genere potrà lottare conseguentemente contro l’imperialismo, senza il ricatto di un altro imperialismo come “alleato”. Lavorare per tale prospettiva o muoversi alla cieca, in una “notte dove tutti i gatti sono bigi”, se non, ancora peggio, ritenere plausibili “intese” o accordi con uno dei fronti imperialisti, nell’ottica in cui “i nemici dei miei nemici sono miei amici”, non è indifferente. Significa rischiare di trovarsi, alla resa dei conti, da “lati opposti della barricata”: è ora di cominciare a valutare questo tipo di questioni!… La Storia, infatti, ha sempre dimostrato che, all’occorrenza, “…i capitalisti, trovano sempre il modo di unirsi contro il proletariato… [dal Documento di presentazione di ALTERNATIVA DI CLASSE]”; in troppi, invece, oggi credono di agire come se una forza internazionale esistesse di già (o come se si potesse farne a meno), impiegando le proprie energie su piani definiti ed impostati dal nemico di classe, muovendocisi in modi quantomeno improvvisati e/o avventuristici…

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