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Sunday, August 18th, 2019

Milan, fumo di Londra: Yonghong Li a caccia di capitali

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by December 20, 2017 General

Milan tour. Da Milano a Hong Kong via Londra: per capire cosa sta succedendo in casa rossonera. Il verdetto Uefa sui conti (e sul futuro internazionale) del club è, per adesso, una preoccupazione relativa anche se impatterà sul prezzo di un’eventuale rivendita. Ma con l’Uefa è in campo anche la Covisoc, la commissione di vigilanza sui bilanci dei club professionistici, organo interno della Figc: è già in calendario la riunione congiunta sul club rossonero. A Milano, intanto, i manager devono gestire la latitanza della proprietà, rappresentata da Yonghong Li, gli onerosissimi bond, il rischio di una ricapitalizzazione di emergenza prima della chiusura del bilancio (30 giugno) e una classifica più che deludente. A Londra è caccia ai prestiti con il dossier che potrebbe essere in mano a un ex top manager di Generali mentre si intravede l’ombra di Antonio Giraudo. Parma, Granada, Udine, Watford rappresentano il filo nemmeno tanto sottile che lega i consulenti del Milan ai Pozzo, proprietari dell’Udinese, e a una società, la XXIII Capital, che finanzia squadre di calcio. Hong Kong è il porto d’attracco degli ultimi prestiti a mister Li, al tasso pazzesco del 14%, provenienti da una controversa società di Cayman.

L’Inter ha un’esposizione con Goldman Sachs di circa 200 milioni all’euribor a tre mesi più uno spread del 5,5%. La Roma a giugno si è rifinanziata sempre con Goldman: 230 milioni, scadenza 2022, tasso intorno al 7%. Per entrambe interessi elevati, commisurati al rischio “prezzato” dai finanziatori. Che però hanno tirato fuori i soldi. Il Milan e Yonghong devono sostituire il prestito da 303 milioni dell’hedge fund Elliott in scadenza nell’ottobre 2018 e con interessi fino all’11%. Ma Goldman e Merrill Lynch si sono elegantemente sfilate. Le grandi banche italiane e i big europei si sono girati dall’altra parte fischiettando. E così per trovare capitali il club dell’Ufo cinese ha ingaggiato a Londra la Bgb Weston, piccola società di consulenza (780mila sterline di giro d’affari e 137mila di utile) di un certo Lorenzo Gallucci, con cui lavora Antonio Giraudo, l’ex amministratore delegato della Juventus già condannato e radiato per lo scandalo di Calciopoli. Tutti dicono che è una coincidenza e che Giraudo si occupa solo di real estate. Naturalmente tutti lo credono.

La Bgb (sede e altri affari condivisi con la Quint Limited dell’ex juventino) ha portato il dossier Milan sul tavolo della Hps Investment (ex Highbridge-JpMorgan) di Scott Kapnick che gestisce 39 miliardi di dollari soprattutto in crediti «difficili» e junk bond. Del resto il terreno finanziario del Milan è questo. La pratica potrebbe essere nelle mani di Nikhil Srinivasan, partner di Hps (così è stato ufficialmente presentato il 17 ottobre ad un evento a Singapore) e fino allo scorso gennaio capo degli investimenti, pari a 500 miliardi, del gruppo Generali. Srinivasan siede anche nel board, presieduto da John Elkann, del gruppo di riassicurazione Partner Re (Exor). Di sicuro saprà valutare se prendersi il rischio Milan e quanto farlo pagare in termini di tassi e garanzie.

Ma torniamo alla Bgb e a Gallucci, gli advisor del Milan. Il manager non è digiuno di calcio perché amministra la Hornets Investment, holding dei Pozzo che oltre all’Udinese controllano anche il Watford del supertifoso e presidente onorario, Elton John. E proprio la Hornets e il Watford si sono più volte appoggiati alla società londinese XXIII Capital che da anni, riservatamente, finanzia club anticipando i futuri incassi da diritti tv o da cessione di calciatori. E poi trasforma i crediti in prodotti finanziari che colloca sul mercato. Non è chiara la dimensione di questo business. Tra i clienti si fanno i nomi delle portoghesi Sporting Braga e Benfica, del Monaco e dell’Atletico Madrid. Dunque gli uffici londinesi dove viene indirizzato il futuro del Milan sono anche il fulcro degli affari calcistici dei Pozzo. E lì Giraudo ha una scrivania. Isolatissima naturalmente. È probabile che Gallucci & G siano al corrente dell’operazione appena chiusa da un altro cinese, Li Zhang Jiang, 36 anni. È il nuovo proprietario del Parma ma lo scorso anno aveva già acquistato il Granada proprio dai Pozzo.

Se Londra è il paradiso degli intrecci, Hong Kong è il purgatorio dei prestiti. Il povero Yonghong Li ne ha ottenuto uno tre mesi fa (il documento è stato postato su twitter da alcuni tifosi) da 7 milioni al 14%. È evidente che quando non ha il Milan da offrire in garanzia anche a casa sua hanno dubbi sulla solvibilità. I soldi glieli ha dati una piccola società di Cayman, la Jin Bao Bao (oggi Teamway), quotata a Hong Kong e con continue giravolte di azionisti di riferimento. A garanzia dei 7 milioni si sono presi il 100% del capitale della Rossoneri Advance, la holding alle Isole Vergini in testa alla catena societaria del Milan. Spesso è così: meno soldi ci sono più è lunga ed «esotica» la catena.

Abramovich, per dire, è russo e residente in Svizzera ma controlla personalmente il Chelsea attraverso una sola e inglesissima holding, la Fordstam. Per il Milan ormai è una corsa contro il tempo. E in questo tempo c’è di mezzo anche una campagna elettorale con Berlusconi protagonista. Un Milan nel pantano non lo aiuterebbe (lascio il Milan in buone mani, dixit). Qualcuno sostiene che stia muovendo le sue pedine per una rapida soluzione. Dopo Natale, con il primo semestre di bilancio chiuso, si vedrà quanto fiato ha il Milan. Intanto l’allenatore Vincenzo Montella al panettone non è arrivato. Lo mangerà Rino Gattuso e magari potrebbe prestare i soldi a mister Li per comprarlo.

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