Skip to Content

Saturday, August 24th, 2019

Segreti e padroni del calciomercato

Closed
by June 30, 2016 General

Tra plusvalenze e mediazioni affari per 4 mld Alleanze e parentele, ecco chi comanda Domande e risposte per capire come funziona Video e anagrafica: il catalogo globale è online Affari per 4 miliardi, ma molti sono virtuali
di MATTEO PINCI
ROMA – Un’azienda capace di movimentare 4 miliardi all’anno. Il calciomercato in Europa? Un business per tutti. Agenti, calciatori, club: sono loro ad alimentare il grande circo dei trasferimenti a colpi di assegni circolari, bonifici, ma anche (soprattutto) fideiussioni. Così in fondo vengono garantiti dalle società i pagamenti ultra milionari di estate in estate. Cifre tutt’altro che trascurabili. In Inghilterra nella stagione appena conclusa le 20 squadre di Premier hanno speso per acquistare calciatori 1 miliardo e 450 milioni. Più del doppio della serie A, che s’è garantita la piazza d’onore con 660 milioni scarsi. A seguire, tutti, Liga spagnola e Bundesliga, persino la Chinese Superleague, che da gennaio a oggi ha già investito 400 milioni.

Numeri che fanno quasi paura, e che spesso contribuiscono a tenere vivi i club. In Italia, un campionato che vive sui diritti televisivi, più di sponsor e biglietteria allo stadio, incidono le plusvalenze sul mercato trasferimenti. Acquistare a poco, valorizzare, vendere a cifre più alte dopo aver ammortizzato parte dei costi: non c’è club in serie A che non abbia questo come obiettivo della propria estate. Non a caso, nel 2015 le squadre del campionato italiano hanno messo a bilancio 331 milioni di plusvalenze. E c’è chi come la Roma ne ha fatto una vera e propria filosofia societaria: nei primi 5 anni di gestione americana, infatti, il club ha racimolato 154 milioni grazie alle valorizzazioni. Il problema semmai è che di soldi veri ne girano pochini: grazie alla Camera di compensazione della Lega, sono soprattutto crediti e debiti tra le squadre a “compensarsi” uno con l’altro: se il Bologna deve un milione al Verona, va a “azzerarsi” col milione che il Verona deve a qualcun altro e così via: insomma, nei bilanci compaiono dei numeri, di soldi però ne entrano molti meno.

Questo per quanto riguarda i club. Il problema è che a sorridere grazie ai trasferimenti – estivi e non – sono soprattutto i calciatori. E i loro rappresentanti. Loro, la camera di compensazione non ce l’hanno: vanno (andrebbero…) pagati con soldi veri. Anche per questo molti club sono in ritardo nel saldare le mediazioni, ritardi che non comportano penalizzazioni (a differenza degli stipendi) e consentono di risparmiare liquidità. Ma quanto costa un agente? Quando si parla di procure degli atleti, esiste una regola che regolamenta il prezzo da pagare. Ogni agente prende il 3% sul lordo dello stipendio. Fino a poco tempo fa però – e secondo molti anche oggi, in barba alle indicazioni istituzionali – si prendeva il 5%. Il problema è che quando ci si scontra con sistemi come quello tedesco o francese, dove il regime fiscale è diverso da quello italiano (in Francia, tra l’altro, per ogni affare è imposta la presenza di un mediatore locale) possono nascere discussioni. Per questo da qualche tempo va molto di moda ragionare per l’8% al netto, in modo da azzerare discorsi che possono, a seconda dei casi, scontentare agente o calciatore costretto a pagare (o a rimetterci) di più. Discorso diverso quando si parla di mediazioni: lì, può davvero accadere di tutto. E il mercato continua a lievitare. Se poi il calciatore arriva a costo zero, la cifra può decollare: per assicurarsi Llorente la Juve diede all’agente Fifa 3 milioni, la Roma 1,5 per Dodò. Ma a volte questi costi si aggiungono a spese già di per sé ingenti. Un esempio? Per portare Tevez alla Juve (9 milioni + 6 di bonus al Manchester City il prezzo ufficiale) i mediatori hanno guadagnato 4,8 milioni. Mentre la Roma lo scorso anno acquistò il baby (desaparecido) Radonjic per 1 milione, pagandone 3 di commissioni all’agente Ramadani. E i due club sono tra i pochi “monitorati” pubblicamente, visto che la quotazione in Borsa li costringe a rendere pubblici questi oneri. Ma il vezzo riguarda pure tutti gli altri (c’è chi al nord pagò 8 milioni di commissione per un attaccante della primavera oggi scomparso dai radar): e non solo in Italia. Potenza (economica) di un mercato da 4 miliardi di euro. Alleanze e parentele, ecco chi comanda
di GIULIO CARDONE
ROMA – Nasce tutto da un foglietto. L’allenatore scrive la formazione della squadra che verrà, ma sotto ogni giocatore c’è l’alternativa, e sotto l’alternativa c’è un terzo nome, un’altra possibilità. Tre obiettivi per ruolo. Piano A, piano B, piano C. Il prezioso foglietto viene poi consegnato al direttore sportivo e agli osservatori del club. E inizia la caccia, ovviamente a partire dal profilo principale. Da qui il via alle trattative: vanno sfruttate alleanze e rapporti spesso minuziosamente curati per anni. Decisivo ormai da tempo il ruolo del mediatore: l’acquirente delega a lui la prima mossa, il sondaggio presso il venditore del gioiello per capirne il prezzo, più che il valore (di solito conosciuto). E sono sempre più potenti, i mediatori. Fino a qualche anno fa era difficile trovarne uno che non avesse in procura qualche giocatore, invece ora le due figure non sono più collegate, anzi. Curare e portare a termine un affare tra due parti è più redditizio, per l’entità della commissione, rispetto alla percentuale (sull’ingaggio annuo) che spetta all’agente del calciatore.
 
Il duo delle meraviglie. In Italia è famoso il trio Galliani-Lotito-Preziosi, anche se poi negli ultimi tempi l’operazione migliore con il presidente del Genoa lo ha fatta un altro suo amico, Walter Sabatini: Perotti (con Spalletti ed El Shaarawy) è stato decisivo nella rimonta della Roma. Quei tre continuano a formare un asse importante, certo, ma a livello internazionale sposta di più l’alleanza tra potentissimi uomini-mercato come Jorge Mendes e Giovanni Branchini. Il primo vince praticamente ogni anno il premio come miglior agente del mondo: è considerato il numero uno, è il procuratore tra gli altri di Mourinho e Cristiano Ronaldo, la sua agenzia, la Gesti-Fute, vale 600 milioni e ne fattura 400 all’anno, come un top club europeo. Nella sola estate del 2015 ha concretizzato movimenti per 300 milioni intascandone 50 di commissioni. Non solo. Ha controllato e controlla società come Porto, Monaco (famosa la mossa Radamel Falcao, altro prestigioso pezzo della collezione Mendes, pagato 60 milioni all’Atletico Madrid) e ora in particolare il Valencia del suo amico Peter Lim, magnate di Singapore.

L’altro, Giovanni Branchini, ex agente di Ronaldo il Fenomeno, è l’uomo-mercato del Bayern Monaco, forse l’unica società al mondo che paga senza rate, tutto in un’unica soluzione. Amico di Rummenigge da anni, ha il mandato per chiudere affari per conto del Bayern, si occupa ora anche di Allegri e ha ottimi rapporti con la Juve. Insomma loro due, Mendes&Branchini, hanno portato Alex Sandro in bianconero la scorsa estate e ora lavorano per regalare ad Allegri il formidabile centrocampista André Gomes (ovviamente del Valencia): l’ostacolo (alto) è Mourinho, che vorrebbe il giocatore con sé al Manchester United.
 
Raiola punta al record. Altra alleanza che conta sul mercato è quella tra Galliani, ad milanista, e Mino Raiola, anche lui nella top five mondiale degli agenti: la loro amicizia è stata fondamentale per portare prima Ibrahimovic e poi – con risultati ben diversi – Balotelli in rossonero. Quest’estate proprio Raiola può battere il record del trasferimento più ricco di sempre: nel 2013 Gareth Bale fu acquistato dal Real Madrid versando al Tottenham 100 milioni tondi, ora Pogba – appunto rappresentato dall’agente italo-olandese – può essere ceduto dalla Juve per una cifra anche superiore, con lo stesso Real in prima fila per il colpo (Barcellona e United i principali rivali). Sarà da record di sicuro pure la commissione per il diabolico Mino, che già ai tempi del trasferimento di Nedved dalla Lazio alla Juve (2001) intascò un assegno da brividi.
 
L’asse Italia-Spagna. A febbraio il mondo del mercato ha perso una figura che nella top five è rimasta per trent’anni. Ernesto Bronzetti, grande amico tra gli altri di Florentino Perez e Galliani, è stato il più bravo di tutti sull’asse Italia-Spagna: gli affari Ronaldinho, Rivaldo, Kakà sono stati curati da lui, come Figo all’Inter di Moratti. Tutti palloni d’oro. Il suo erede designato è il quarantenne Fabrizio De Vecchi, altro viaggiatore indefesso sull’asse Milano-Madrid, ma con lunghe puntate a Londra, negli Stati Uniti (Oba Oba Martins al Seattle e poi in Cina è roba sua), a Dubai e Barcellona, dove risiede. Perché il mercato non vive solo dei soliti nomi ma anche di giovani in ascesa.

I rampanti guardano la Cina. Così come scalano le classifiche i manager che stranno costruendo la loro fama sugli affari con la Cina: il più potente è Joseph Lee, agente di Hernanes e Casemiro e vicino al colosso Wanda Group, già in possesso del 20% dell’Atletico Madrid. Altrettanto importante è la figura di Kia Joorabchian, agente anglo-iraniano che portò Tevez alla Juve e ora si occupa di operazioni anche sull’asse Europa-Sud America-Cina. E tra i mediatori che cercano di portare campioni nel campionato di Pechino c’è il cinese Fan Shide, uno dei più rispettati su quel mercato. E sentiremo parlare pure di Lin Xiaohang, consulente di Rastar Group proprietario dell’Espanyol. 
 
Giovani che scalpitano. Tra i giovani in ascesa c’è Gabriele Giuffrida, l’uomo a cui si affida Walter Sabatini per il mercato della Roma. La Juve invece ha rapporti solidi con Pierpaolo Triulzi, già manager (con Claudio Anellucci) di Cavani e che ora gestisce Dybala: proprio la sintonia con Marotta ha convinto l’agente (formidabile scopritore di talenti in Argentina) a trasferire il suo talento in bianconero, preferendo la Juve all’Inter. Ma l’impressione è che sia solo una tappa: il prossimo anno Dybala è destinato a una delle big spagnole, così come Cavani lasciò il Napoli per il ricchissimo Psg. Tra i più influenti, nel triangolo Italia-Spagna-Inghilterra, Federico Pastorello, classico esempio di procuratore (tra gli altri di Candreva, Pepito Rossi, Handanovic) diventato mediatore. Sempre attivo, sul nostro mercato, Sergio Berti: ex manager di Bobo Vieri e ora di Daniele De Rossi, non a caso tra i giocatori più pagati del nostro campionato. Stabile in classifica Fali Ramadani, serbo di origine turca amico del ds viola Corvino: suoi Jovetic e Ljajic.
 
Parentele illustri. Magari non entrerà nella top five, ma nella top ten degli agenti va inserito di sicuro Pere Guardiola, il fratello di Pep. Il suo cliente numero uno è un certo Luis Suarez, il centravanti più forte del mondo. Subito dopo c’è Lewandowski, obiettivo del Real Madrid rappresentato da Cezary Kucharski. La Doyen di Nelio Lucas – fallita la trattativa per entrare nel Milan – si concentra invece, come altre società soprattutto sudamericane, sull’acquisto di cartellini di giocatori (la Lazio ha dovuto “combattere” a lungo per prendere Felipe Anderson) e controlla club come il Siviglia.

Tra i primi 5 in Europa è poi considerato l’israeliano Pini Zahavi, da anni sulla breccia, così come tra i più famosi c’è quel Jonathan Barnett che rappresenta l’uomo-record Gareth Bale. La sua agenzia, la Stellar Group, è ora nel mirino di Suning, nuovo proprietario dell’Inter, disposto ad acquistarla per 120 milioni. Ma anche per i nababbi cinesi sarà difficile spodestare Re Mida Mendes.  Domande e risposte per capire come funziona
di MATTEO PINCI
In che modo il fairplay finanziario incide sul mercato italiano?
Il Ffp Uefa incide direttamente soltanto sui club che partecipano alle coppe europee. E in particolare, su chi vi parteicpa a fronte di un’esposizione debitoria ampia. Il Ffp tiene conto soltanto però dei costi “non virtuosi” sostenuti. Insomma, si possono spendere 30 milioni per rifare lo stadio o i campi d’allenamento, ma non per comprare un grande centravanti. Roma e Inter, che hanno sottoscritto una transazione con l’Uefa dopo le violazioni, devono rispettare i paletti imposti dagli accordi. Per questo, ad esempio, i giallorossi cedono alcune giocatori importanti e l’Inter potrebbe farlo a breve. La Juve invece grazie anche ai soldi della Champions e ai redditi dello stadio è nei termini del Ffp.
 
Perché sono state abolite le comproprietà?
Per omologare il sistema italiano al resto d’Europa. Le comproprietà erano una anomalia tutta nostrana, che penalizzava anche i calciatori, spesso in bilico e oggetto di trasferimenti non utili alla crescita professionale (vedi il caso Parma) ma solo alle casse dei club. Per sostituirla è stato inserito anche in Italia il prestito con obbligo di riscatto (per chi acquista) o il diritto di riacquisto a una cifra predeterminata (per chi vende).
 
Perché si ricorre così spesso ai prestiti?
Per evitare di sostenere costi rischiosi e semmai rinviarli nel tempo. O soltanto per poter usufruire a tempo determinato di un calciatore altrimenti fuori dai propri budget. Un esempio? Digne va alla Roma per un anno soltanto, visto che il Psg lo valuta 18 milioni e la Roma non può spenderli. Ma molto più frequentemente ormai il prestito è un acconto: vuoi comprare un big? Lo prendi in prestito (anche oneroso) ma con l’obbligo di comprarlo dopo 10 partite giocate, o a volte una soltanto. Come capitò a Shaqiri con l’Inter, per capirci. E paghi nella stagione successiva.

E’ vero che alcuni giocatori non sono proprietà delle squadre ma di fondi?
I fondi, anche noti come “terze parti” (third part ownership è il modello), sono vietati dalla Fifa a partire dal 1° maggio 2015, ma i contratti in vigore all’epoca del divieto restano validi fino alla loro scadenza. In realtà i fondi stanno già trovando un modo alternativo per mantenere il controllo sui calciatori: attraverso contratti che prevedano percentuali sulla vendita dei giocatori in favore dell’agente (spesso uomo del fondo), ad esempio. Il business è nato in sudamerica ma ha ormai contagiato l’Europa (in particolare Spagna e Portogallo) e anche l’Asia.
 
E’ vero che il meccanismo delle plusvalenze spinge le squadre a tenersi i bidoni e a vendere gli affari?
E’ vero che le plusvalenze, nel calcio italiano in crisi, rappresentano un modo sicuro di fa tornare i conti: acquisti a 5, ammortizzi parte della spesa, vendi a 10. Un esempio? La Roma che aveva necessità di vendere non ha sacrificato Salah, che poteva valere molto ma solo un anno fa era stato pagato 25 milioni. Sul mercato è finito Pjanic, che costa ugualmente molto, ma il cui costo storico è stato quasi interamente ammortizzato. Questo vuol dire che la plusvalenza è più alta e quindi è più alto il beneficio a bilancio. Vendere a cifre simili un bidone è ovviamente complicato: chiedete nel dubbio di Doumbia, Melo e compagnia. Video e anagrafica: il catalogo globale è online
di MATTEO PINCI
ROMA – Se Oronzo Canà allenasse oggi la Longobarda, non avrebbe bisogno di volare in Brasile per scoprire il suo Aristoteles. Gli basterebbe un clic per visionare ogni azione, ogni singolo tocco di palla di uno qualsiasi tra 330mila calciatori in tutto il mondo, scegliendo tra quasi 50mila squadre. Si chiama WyScout, e non c’è club al mondo che non abbia deciso di affidargli le sorti del proprio mercato: oltre 550 club sul pianeta lo usano, ovviamente a partire dai top team: Bayern e Barça, Manchester United e Arsenal, si collegano quotidianamente sul portale per scorrere le immagini di calciatori, di qualunque paese, di qualunque età.

Nell’archivio anche gli under. Il database può contare su oltre 200mila partite e 330mila calciatori di cui sapere tutto: puoi vedere ogni partita intera o ogni singola volta in cui in un match ha toccato il pallone. Tutte le volte che ha vinto o perso un duello aereo, tirato in porta o passato la palla. Puoi trovarci chiunque: Ibra o Messi, certo, ma anche un centrocampista armeno di 17 anni, un portiere kenyota di 16, persino gli arbitri. L’idea che ha cambiato la vita di allenatori, direttori sportivi e videoanalist è venuta a tre ragazzi italiani: Matteo Campodonico, Simone Falzetti e Piermaria Saltamacchia. Quando una decina d’anni fa si presentarono per la prima volta negli hotel del mercato per promuovere la loro intuizione, agenti e presidenti li guardavano con sospetto: “No grazie, abbiamo i dvd”, si sentirono rispondere da qualcuno. Ora fatturano 6 milioni di euro all’anno. Cosmi fu tra i primi a intuirne le potenzialità, quando gli regalarono proprio un dvd con l’analisi statistiche delle partite del suo Genoa. Iniziarono a fare analisi del match, poi parlando con i direttori sportivi il progetto è cresciuto: “Erano pieni di dvd fatti dai procuratori – racconta l’ad e fondatore Matteo Campodonico – così i giocatori sembrano tutti bravi. Parlando con Walter Sabatini gli suggerimmo il nostro sistema: abbiamo accorciato il processo di selezione di un mese almeno”.

Previous
Next