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Saturday, September 21st, 2019

Thailandia, la scomparsa della bancarella anima di Bangkok

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by April 18, 2017 General

BANGKOK – La capitale della Thailandia è sull’orlo di una crisi epocale, stavolta non a causa delle camicie rosse e gialle, ma per le minacce che incombono sul futuro del suo popolare cibo di strada.

Non sembri un’esagerazione. Mèta ricercata dai turisti e mensa tradizionale super-economica per i più poveri, la tipica bancarella a ruote coi vetri e il fornetto, spesso portata con i motorini o a mano fino al marciapiede-negozio, sta per scomparire con l’avvio della campagna “per l’abbellimento, l’igiene e la sicurezza” delle vie cittadine avviata dall’Amministrazione metropolitana di Bangkok.

Il repulisti, confermato ieri dai primi sfratti dei banchetti da luoghi affollati come Thong Lor, Ekkamai e Phra Khanong, dovrebbe concludersi entro la fine dell’anno, e sembra destinato a trasformare la vibrante e odorosa metropoli in una seconda asettica Singapore, dove lo stesso genere di cucina è stato negli anni reso sempre meno accessibile e relegato nei mercatini al chiuso, lontani dalle strade dello shopping.

Tra le vittime eccellenti e celebri non solo per i thailandesi ma anche per i milioni di visitatori che passano ogni anno dal centro di Bangkok, ci sono già Silom, Siam Square, Pratunam e presto toccherà a Yaowarat road nel cuore di China town, fino alla popolarissima Khaosan road, a ridosso del Palazzo reale. Solo in quest’ultima strada, dove alloggia la gran parte dei backpackers e l’Associazione commercianti teme un effetto devastante sulla propria clientela, ci sono più di 200 venditori di cibo, ognuno con la propria ricetta spesso antica lasciata dalla nonna. Da sempre si dice infatti che in Thailandia metà della popolazione cucina in strada per l’altra metà.

Zuppe Tom Yum ai gamberetti e ogni genere di carne o funghi con latte di cocco e coriandolo, spiedini satè di pollo e maiale grigliati, wrustel giganti, insetti fritti, spaghetti di soia pad thai con le noccioline tritate, riso e carni macinate con foglie di basilico mentato e uovo, l’elenco delle specialità sembra non avere limiti ad un costo che varia dai 30 centesimi ai due euro. Tanto che questo genere di semi- fast food siamese ha guadagnato numerosi premi internazionali, nonché un tripudio di preferenze per il secondo anno di seguito tra gli utenti della Cnn come miglior cibo di strada del mondo. Senza contare che la stessa Tourism authority of Thailand, appena nel 2015, aveva lanciato una campagna di marketing per le agenzie di viaggio basata sulle virtù del cibo sui banchetti.

Poiché il governo del Regno è retto da una giunta militare alla quale non piacciono disordini e proteste, finora le lamentele si sono limitate a un mesto mugugno, ma col passare dei giorni e dei blitz del Comune i dissidenti aumentano, e lanciano campagne online per salvare la tradizione. Un celebre scrittore di guide di viaggio ha scritto che “Il cibo di strada è il sangue di Bangkok, è il suo fascino, la fama, l’identità di Bangkok”.

Di certo è un elemento vitale, se non per i turisti di basso budget, per la folta clientela locale che raramente cucina in casa (molte delle specialità richiedono fuochi all’aperto per il fumo e gli odori che lasciano dietro) e mangiando sui marciapiedi risparmia di gran lunga. Per questo il provvedimento, diretto alla pancia e al portafoglio dei thai, rischia di essere più impopolare della recente nuova Costituzione, creata per lasciare ai militari il potere assoluto.</span>

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