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Tuesday, November 19th, 2019

Nei conti di Panama il cerchio Le Pen

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by April 5, 2016 General
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Questo articolo è stato pubblicato il 05 aprile 2016 alle ore 10:38.
L’ultima modifica è del 05 aprile 2016 alle ore 12:17.

Marine Le Pen (Ap)Marine Le Pen (Ap)

Nuove rivelazioni dai Panama papers, gli oltre 11 milioni di documenti custoditi dallo studio legale panamense Mossack Fonseca. Tra coloro che si sono avvalsi dei servizi dello studio per creare una struttura offshore e nascondere ricchezze finanziarie ci sono infatti anche due fedelissimi del leader del Front National Marine Le Pen: sono l’imprenditore Frédéric Chatillon e l’esperto contabile Nicolas Crochet, entrambi già sotto inchiesta per presunte irregolarità nel finanziamento delle campagne elettorali del partito francese di estrema destra nel 2012. Lo scrive il quotidiano Le Monde, che partecipa con i suoi giornalisti all’inchiesta globale sui Panama Papers, che ha svelato le ricchezze offshore delle élite globali.

Le Monde parla di un «sistema offshore sofisticato tra Hongkong, Singapore, isole Vergini britanniche e Panama» mirato a «far uscire denaro dalla Francia attraverso società schermo e fatture false con la volontà di sfuggire al servio antiriciclaggio francese». Al centro della rete Frédéric Chatillon, ex leader di un gruppo studentesco di estrema destra e amico di Marine Le Pen dai tempi dell’università, all’inizio degli Anni Novanta. La sua società, Riwal, si occupa della comunicazione elettorale del Front National, in esclusiva per la campagna presidenziale e parlamentare del 2012. Crochet ha stilato il programma economico di Le Pen per le presidenziali 2012.
Chatillon, insieme a Crochet, nel 2012 avrebbe realizzato un giro di fatture false e società offshore per far uscire dalla Francia 316mila euro di proprietà di Riwal e reinvestirli nella società di un amico con sede a Singapore, scrive Le Monde.

Non solo Marine, anche Jean-Marie Le Pen è direttamente coinvolto nello scandalo finanziario di Panama Papers. Sempre secondo Le Monde, una parte della ricchezza nota come “il tesoro” del fondatore del Front National è stata dissimulata attraverso la società offshore Balerton Marketing Limited, creata nei Caraibi nel 2000. Banconote, lingotti, monete d’oro, ci sarebbe di tutto nel “tesoro”, intestato al prestanome Gerald Gerin, ex maggiordomo di Jean-Marie e della moglie Jany Le Pen. In un comunicato il Front National ha smentito di essere implicato nella vicenda e avvertito che «non tollererà che vengano fatte scandalose connessioni».

La vicenda dei cosiddetti Panama Papers è scoppiata dopo la pubblicazione dei documenti grazie al lavoro dell’International consortium of investigative journalists, una rete di oltre 170 giornalisti sparsi in tutto il mondo e collegata al Center for public integrity, organizzazione non profit con sede a Washington.

Le società offshore delle banche
I maggiori beneficiari dello studio legale panamense sarebbero le banche, che lo hanno utilizzato per costituire società offshore, secondo la ricostruzione di Le Monde. Al primo posto figura Hsbc, che ha creato 2.300 società offshore nel piccolo Paese centro-americano, seguono le svizzere Credit Suisse (1.105) e Ubs (1.100) e la francese francese Societé Generale, che ne ha 979, in gran parte create dalla sua filiale lussemburghese SG Bank and Trust Luxembourg. Tra i gruppi che hanno fatto ricorso allo studio di Panama City ci sarebbero anche 28 istituti tedeschi oltre che le italiane Ubi e Unicredit.

Pechino censura lo scandalo
La Cina intanto ha bloccato l’accesso al sito dell’International Consortium of Investigative Journalists che ha pubblicato i cosiddetti Panama Papers. Ed ha emesso un ordine di censura per rimuovere dalla stampa locale ogni riferimento allo scandalo sui paradisi fiscali di potenti e vip di tutto il mondo. Non solo, secondo quanto riporta il China Digital Times, che ha sede ad Hong Kong, sono state bloccate tutte le ricerche on line che abbiano Panama o i nomi dei cittadini coinvolti nello scandalo come chiave. Tra questi vi è il cognato del presidente Xi Jinping e familiari di almeno otto ex o attuali membri del comitato centrale del partito comunista cinese che, secondo le rivelazioni, avrebbero creato società offshore attraverso lo studio legale panamense Mossack Fonseca.

Ombre anche sugli Stati Uniti
Lo scandalo getta ombre anche sugli Stati Uniti. Centinaia di persone e di aziende statunitensi potrebbero infatti essere coinvolte nel clamoroso affaire che ha portato a galla un network internazionale offshore destinato a vip e politici di tutto il mondo attraverso il quale riciclare denaro ed evitare di pagare le tasse.
Lo studio Mossack Fonseca lavorava con almeno 617 intermediari che operano all’interno degli Stati Uniti, tra cui banche, studi legali e altri partner. Per ora non sono stati resi noti i nomi dei gruppi americani e l’unica cittadina statunitense coinvolta è la scrittrice Marianna Olszewski. Nessuna banca americana compare al momento nella lista dei dieci istituti finanziari coinvolti nello scandalo.
Ma gli Stati Uniti sono il quarto paese in cui lavorano gli intermediari di network offshore, elemento che rende molto probabile, o quanto meno possibile, un loro coinvolgimento.

Islandesi in piazza: vogliono le dimissioni del premier
I Panama papers sono invece un vero e proprio caso politico in Islanda, dove è emerso che il primo ministro Sigmundur David Gunnlaugsson avrebbe tratto beneficio da una società offshore a Panama. Circa 10mila persone sono scese in strada per chiedere le dimissioni del premier e la polizia ha dovuto erigere barricate davanti al Parlamento.

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